GLI OMOSESSUALI IN UNA SCOMODA OPERA PRIMA ITALIANA
Montréal. Alla rassegna di cinema «Altromondo» di Fabiomassimo Lozzi.
Premiato «Okuribito» di Yojiro Takita.
lunedì 08 settembre 2008
di il Corriere della Sera
MONTRÉAL - Si parla molto in questi ultimi tempi della rinascita del cinema italiano. Ma per vedere «Altromondo», scomoda opera prima di Fabiomassimo Lozzi che affronta il tema dell'omosessualità in Italia, bisogna venire al Festival des Films du Monde, perché in patria il film non è riuscito a trovare una distribuzione ma è disponibile solo in dvd (anche se a Roma ora uscirà in sala). Spiega il regista, sceneggiatore e scrittore romano, che a Montréal ha criticato il ministro Carfagna e la posizione della Chiesa nei confronti degli omosessuali: «Realizzare questo progetto è stata una sfida contro gli stereotipi della cultura del nostro paese. Abbiamo cercato di dare una voce a tante realtà silenziose, nascoste e troppo spesso ignorate».
In una struttura dantesca, ogni personaggio racconta la propria vita, le esperienze, i dolori e le gioie. Ecco l'inferno del mondo della prostituzione, Valle Giulia e Monte Caprino e piazza Esedra, la vergogna, il rifiuto violento e disperato della propria natura; i primi capitoli sono duri, bui, e hanno sollevato anche perplessità nella comunità omosessuale. E poi attraverso gli stereotipi, i pregiudizi, le ossessioni e le diverse realtà sommerse, si arriva al Gay Pride, all'accettazione di un'identità omosessuale pienamente espressa, una sorta di utopico paradiso.
Un documentario «romanzato», un susseguirsi di monologhi, adattati da interviste autentiche contenute nei libri «Pornocuore» di Antonio Veneziani e «I Mignotti» di Riccardo Reim, e portati sullo schermo da una cinquantina di attori dell'Actor's Center, tra i quali Federico Pacifici, Francesco Apolloni, Roberto Zibetti, Francesco Siciliano.
Il festival diretto dall'intramontabile Serge Losique quest'anno ha tributato omaggi a Tony Curtis e a Isabelle Huppert. Per quanto riguarda la competizione, il Grand prix des Americas è stato assegnato dalla giuria presiduta dal regista americano Mark Rydell al film giapponese «Okuribito» (Partenze) di Yojiro Takita che affrontando il cerimoniale delle onoranze funebre si ricollega al cinema di Oshima. Il Grand Prix dela giuria al canadese «Ce qu'il faut pour vivre» di Benoît Pilon, che ha per protagonista un cacciatore Inuit alle prese con il mondo dei «bianchi» negli ani '50. Migliore regia a «Turneja» (La tournée) di Goran Markovic (Serbia/Bosnia e Herzegovina), il viaggio di una sgangherata troupe di attori sullo sfondo della guerra. Migliore attrice Barbara Sukowa per «Die entdeckung der currywurst » (L'invenzione della salsiccia al curry) di Ulla Wagner (Germania), migliore attore al piccolo messicano Eri Cañete per «El viaje de Teo» (Il viaggio di Teo) di Walter Doehner.
P. Cer.
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