Fabiomassimo Lozzi
Nel 2004 ha formato il gruppo di protesta Gruppo 16-12, autori di opere prime e seconde (www.16-12.it), che è stato promotore del movimento di protesta nei confronti delle politiche culturali dello scorso governo e con cui ha realizzato il documentario Nuovo Cinema Paradosso, presentato al Festival di Venezia 2005 nella sezione delle Giornate degli Autori.
Dal 2005 è membro di Ring – Forum Registi Indipendenti, con cui ha contribuito a realizzare numerose iniziative culturali tra cui la serie di incontri con nuovi registi internazionali Al Cuore del Cinema ai Festival del Cinema di Venezia e di Roma nel 2008, gli incontri alla Casa del Cinema Vuoto di Cinema (marzo 2006) e Abbattere le Barriere (dicembre 2007).
Dal 2005 è inoltre membro dell’Actor’s Center di Roma, dove ha sviluppato e realizzato nel 2007 il suo primo lungometraggio per il cinema, Altromondo.
Negli ultimi tempi si è dedicato anche alla narrativa. Il suo primo racconto, Notte di Luna Piena con Ruderi, è stato incluso nella raccolta Allupa Allupa (Derive/Approdi, Marzo 2006), di cui ha anche diretto una lettura en éspace, messa in scena al teatro Sala 1 a Roma (Maggio 2006) con gli attori dell’Actor’s Center. Hanno fatto seguito Un Paio di Slip Neri, compreso nell’antologia La Manutenzione della Carne (ed. Coniglio, Dicembre 2006) e Scusa, incluso in Tutti giù all’Inferno – Anagnina che togli i Peccati dal Mondo (Perrone editore, Settembre 2007). Attualmente sta curando l’edizione del suo secondo lungometraggio come regista, Stare Fuori.
NOTE DELL’AUTORE
Questo progetto nasce da alcune esigenze diverse eppure accomunate dall’elemento dell’omosessualità.
Prima fra tutte è stata la mia esigenza di confrontarmi in quanto regista con dei giovani attori. Il mio ultimo progetto cinematografico – un lungometraggio - è stato bloccato durante la fase del casting, e sono rimasto con quel bruciante desiderio di lavorare insieme a questi giovani artisti che ancora non hanno paura di esporsi e di mettersi in gioco, di permettere loro di esprimere il loro talento, di raccontare le loro storie e di amare i loro volti e i loro corpi attraverso la macchina da presa. E infatti il progetto è stato realizzato grazie all’inestimabile collaborazione con l’Actor’s Center di Roma. E’ attraverso il workshop fatto con gli appassionati attori del centro che questi miei vaghi desideri hanno preso una forma reale e debbo tutta la mia gratitudine a questi e agli altri attori che si sono uniti man mano al progetto, alla loro generosità, alla loro passione e alla loro arte.
L’altra esigenza è stata quella di confrontarmi, in quanto omosessuale, con l’omosessualità come espressione di vita in tutti i suoi aspetti, quelli più belli e celebrati – l’amore che dà forma e significato alla vita di tutti i giorni – ma anche le parti più oscure e difficili da spiegare – l’ossessione sessuale che colora gran parte dei giorni di molti, la negazione di sé ancora presente in una grande percentuale della popolazione omosessuale, la prostituzione – esercitata o usufruita - come unico modo per esprimere la propria omosessualità e via dicendo.
Un’altra esigenza, stavolta sia come regista che come omosessuale, è stata dettata dalla presente situazione sociale italiana, moralmente e civilmente disastrosa. In una società in cui l’omosessualità continua ad essere uno spettro da agitare a fini politici (vedi l’attuale polemica sui PACS/DICO e le promesse disattese finora dal presente governo) e in cui il Vaticano continua impunemente e incontrastato a diffondere ignoranza e diffamazione senza che si levi una voce forte ad opporsi dalle nostre classi politiche, trovo che sia moralmente e politicamente obbligatorio che il mio lavoro, in quanto regista omosessuale, si concentri proprio sull’espressione dell’omosessualità.
ALTROMONDO non ha la pretesa di essere un lavoro esaustivo sull’omosessualità maschile italiana - anzi. Non è un ritratto dell’omosessualità risolta e consapevole che sempre più spesso si vede e si fa sentire e che finalmente reclama ed esige pari diritti e doveri all’interno della società. E’ un viaggio personale attraverso tutto ciò che ha portato a questo, la nostra storia, il nostro passato recente e che però susiste tuttora. Un viaggio attraverso una realtà sommersa che in qualche modo riflette le mie esperienze e il mondo in cui sono cresciuto e ho conosciuto. Una cultura che non si racconta la propria storia, il proprio passato, le proprie radici, non è cultura.
Si tratta anche di un invito. Un invito al pubblico ad addentrarsi in un altro mondo, ma anche un invito ai miei colleghi a raccontare ancora di più la nostra realtà quotidiana in tutti i suoi aspetti, e non accontentarsi dei luoghi comuni. E un invito ai miei compagni omosessuali a non avere paura a guardare negli occhi la nostra parte in ombra, la nostra parte oscura, senza pregiudizi, né vergogne interiorizzate, ma con amore, comprensione ed infinito orgoglio.
Fintanto che nel nostro paese continuano ad esserci ragazzi che vengono uccisi per ciò che sono o preferiscono togliersi la vita piuttosto che accettare la propria omosessualità, è importante continuare a lottare per i nostri diritti e a raccontare le nostre storie.
C’è ancora un universo di storie e di personaggi che continuano ad aspettare di essere raccontati. E’ arrivata l’ora di cominciare a farlo.

